Alla scoperta del limite del potere presidenziale di rimozione
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Alla scoperta del limite del potere presidenziale di rimozione

Nei primi cento giorni dal suo ritorno alla Casa Bianca, fra i vari modi scelti per rafforzare l'autorità presidenziale Donald Trump, predilige con disinvoltura il potere di rimozione.

La causa intentata contro il governo nei giorni scorsi da Rebecca Kelly Slaughter e Alvaro Bedoya é destinata a sondare proprio i limiti della visione autoritaria del Presidente in carica. I due funzionari erano commissari della Federal Trade Commission, competente per l'applicazione della normativa anti trust e la protezione dei consumatori. Dopo essere stati licenziati da un ordine esecutivo di D. Trump, i due funzionari richiedono di essere reintegrati nel loro incarico con corresponsione degli emolumenti arretrati. Ma la posta in gioco va oltre una ordinaria vertenza sulle "relazioni industriali", e ha un carattere politico - istituzionale, per le caratteristiche uniche del datore di lavoro.

Come in altri casi simili, il licenziamento senplicemente non è stato motivato, se non con la dichiarazione che la loro permanenza in servizio sarebbe risultata "incoerente" con le politiche dell'amministrazione. Il che non sembra davvero molto "coerente" con la legge, considerando che si tratta appunto di enti per loro natura "indipendenti" quindi non tenuti ad alcuna coerenza con iol governo in carica.

Il governo sfida una consuetudine politica e giuridica che delimita lo spoil systema proprio del sistema americano da quasi un secolo. Nella prima metà del Novecento infatti due diverse sentenze della Corte Suprema hanno interpretato in modi opposti la facoltà di rimuovere i funzionari delle agenzie indipendenti.

Una prima volta la Corte si era pronunciata il 25 Ottobre 1926 nel caso Myers vs United States, dopo che il Presidente W. Wilson aveva licenziato il Direttore delle Poste dell'Oregon, Frank Myers. Secondo il Postmaster Act, del 1867, i direttori delle poste erano nominati, e potevano essere rimossi dal presidente, con il consenso del Senato. Wilson non consultò il Congresso, e quindi Myers fece causa alla corte federale per recuperare posizione e stipendio perso, sostenendo che la mancata consultazione del Congresso rendeva nullo il licenziamento.

Alla  Corte Suprema guidata dal 27° Presidente USA, William Taft, toccò quindi definire se alla presidenza spettasse un potere assoluto di rimozione. Taft redasse personalmente la sentenza, analizzando la Costituzione ed i lavori preparatori, e giungendo alla conclusione che l'autorità del presidente di rimuovere i funzionari fosse priva di limiti. Per Taft i poteri di nomina e rimozione sono intrinsecamente esecutivi, ma più di tutto "il potere di rimuovere deriva dal potere di nominare", e per questo nessuna restrizione poteva essere esercitata dal Congresso a tali poteri, senza violare la Costituzione.

Pochi anni dopo, il 27 maggio 1935, in un clima politico completamente mutato, e con una Corte schierata sistematicamente contro l'azione del Presidente F. D. Roosevelt, giunse nel caso Humphrey’s Executor vs United States un verdetto opposto, che sino ai giorni nostri ha guidato l'interpretazione della Costituzione sui poteri presidenziali.

Il Presidente Franklin D. Roosevelt aveva chiesto a William E. Humphrey, membro della Federal Trade Commission, di dimettersi. Di fronte al rifiuto di Humphrey, Roosevelt lo rimosse d'autorità. Dopo la morte di Humphrey i suoi eredi avevano citato in giudizio il governo per recuperare i salari che sostenevano gli fossero dovuti per il periodo successivo alla sua rimozione. Va detto che Humphrey era stato nominato alla FTC nel 1925 dal Presidente C. Coolidge, ed era lontanissmo dalla linea dell'amministrazione Roosevelt, tanto da aver dichiarato di interpretare il suo incarico come diretto ad evitare che la FTC fosse un "organo di propaganda socialista" (A. M. Schlesinger jr, L'età di Roosevelt, vol I).

La Corte Suprema all'unanimità decise che il Presidente poteva rimuovere i commissari della FTC solo per i motivi esplicitamente elencati nel Federal Trade Commission Act, che sono "inefficienza, negligenza del dovere o illecito in carica". Per il giudice Sutherland, estensore del verdetto, le agenzie amministrative sono indipendenti quindi il Presidente non poteva rimuovere i loro funzionari non essendogli conferito dalla Costituzione un "potere illimitato di rimozione". La principale tesi difensiva del governo si basava sulla precedente decisione in Myers vs United States, e l'argomento venne superato dalla considerazione che la FTC, contrariamente all'amministrazione postale implicata nel caso Myers, era un organismo creato dal Congresso per svolgere funzioni per loro natura indipendenti.  . Il precedente Myers, quindi, non si applicava a questa situazione, e la "nuova" sentenza del 1935 ha creato un precedente sin qui rispettato, per cui il presidente non può rimuovere funzionari delle agenzie federali indipendenti per motivi diversi da quelli elencati negli statuti delle agenzie stesse.

La richiesta di Rebecca Kelly Slaughter e Alvaro Bedoya, un secolo dopo  riguarda ancora una volta la FTC, ma anche in questo caso con un clima politico del tutto peculiare, con l'amministrazione in carica che si attribuisce ogni potere, come se fosse l'unica istituzione del sistema americano. E la Corte Suprema che ha dato piccoli segnali di autonomia dalla linea di D. Trump, dopo che nell'ultimo decennio si era spostata pericolosamente sul versante conservatore, ad esempio con la bizzara interpretazione originalista della Costituzione.

Il caso giudiziario è appena ai primi atti, ma entro pochi mesi il dibattito si trasferirà nelle aule delle università e dei tribunali, ed è plausibile che porti quanto meno ad un aggiornamento dello status quo creato da Humphrey’s Executor vs United States. E non si tratta solo di un'astrusa questione giuridica, posto che siamo di fronte ad un presidente, Donald Trump, che con 103 ordini esecutivi nei primi 100 giorni di mandato ha battuto lo storico precedente stabilito nel 1933 da Franklin D.Roosevelt, che si era fermato a 99. In gioco ci sono i limiti della "presidenza imperiale".

https://www.oyez.org/cases/1900-1940/272us52
https://www.oyez.org/cases/1900-1940/295us602

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