"Filibustering" quando la democrazia è bloccata
Voci dall'America

"Filibustering" quando la democrazia è bloccata

Filibuster, dall'olandese  - vrijbuiter - è la parola che sta monopolizzando il dibattito parlamentare americano in queste settimane, in cui entrambi i partiti cercano di fingere che Donald Trump non esista più.  In origine e fino a circa il 1860, si designavano come filibustieri, i gruppi armati ​​che organizzavano spedizioni militari private, talvolta puramente criminali, ma spesso volte alla conquista di territori vicini a quello Americano, nel centro America o a Cuba.  Anche i pirati, e tutti coloro che violavano il Neutrality Act del 1818, erano considerati filibustieri. Il più famoso filibustiere di questo tipo fu William Walker, che si impossessò del Nicaragua, finendo poi davanti a un plotone di esecuzione in Honduras nel 1860.

Quando avventura e politica in America smisero di essere sinonimi, il termine trovò nuova fortuna linguistica nella sua accezione puramente politica.

Nell'ordinaria amministrazione della democrazia parlamentare americana, il termine filibustering venne usato per definire l'ostruzionismo, inteso come la tecnica parlamentare aggressiva, che utilizzando il tempo di parola in modo estremo, ostacolava l'approvazione di leggi molto controverse, come fu inizialmente per proteggere gli interessi degli stati schiavisti, prima e dopo la guerra civile. Nel lungo periodo di difficile pacificazione dopo la fine della guerra di secessione, gli stati del sud ottennero dai loro avversari molto più di quanto lo status di vinti avrebbe dovuto permettere, principalmente in nome della saldatura della frattura della secessione, e la ricostruzione dell'unità nazionale. Fu così che, grazie all'ostruzionismo, dallo schiavismo si passò al segregazionismo, durato per un secolo dopo la vittoria degli unionisti, e ancor oggi non del tutto sradicato da vaste aree degli stati sudisti.

Attualmente la procedura, per come è stata recepita nei regolamenti del Congresso, consente al partito di minoranza di sospendere l'approvazione di leggi che non abbiano ricevuto il voto di almeno 60 senatori, modificando di fatto il dettato costituzionale sulla maggioranza dei votanti. Questa forma estrema di lotta parlamentare non può essere usata per la conferma delle nomine presidenziali, e per alcuni importanti provvedimenti non legislativi, come le variazioni alla legge di bilancio (special budget process). Nell'esperienza parlamentare del terzo millennio il filibustering è diventato un fattore determinante nell'attuazione del programma presidenziale, perché le maggioranze sono state negli ultimi vent'anni sempre risicate. Periodicamente sorgono polemiche, ovviamente condotte da parte dal partito che detiene la maggioranza e quindi subisce l'ostruzionismo, sulla incostituzionalità della procedura. E' significativo che nel 2013 la salda maggioranza repubblicana impose la non applicazione del filibustering alle nomine alla Corte Suprema, ma non appena divenuta meno salda, nel 2017, la stessa maggioranza ha reintrodotto l'estensione anche all'alta corte. La presunta violazione della Costituzione avverrebbe perché il Congresso, dovendo legiferare per il "benessere generale degli Stati Uniti" (Art. I, sezione 8) , non dovrebbe essere soggetto al controllo da parte di una minoranza in grado di paralizzare il potere legislativo. Ancor una volta si misura la profonda ipocrisia di politici e giuristi fautori dell'originalismo giuridico, ovvero dell'interpretazione delle norma costituzionali secondo la loro lettura rigorosa considerata l'unica prova dell'intento originario dei Padri Fondatori. Gli originalisti si limitano ad usare la teoria a sostegno dei loro interessi politici, non curandosi della totale contraddizioni in cui cadono in casi come questo. E' evidente che le parole originarie della costituzione la semplice maggioranza è sufficiente per l'approvazione delle leggi, e ogni altra interpretazione è dettata solo da successivi interessi politici, legittimi ma tutt'altro che originali. Va detto che in anni recenti l'allora leader della maggioranza repubblicana, senatore Mitch McConnell, repubblicano del Kentucky, simbolo del parlamentare rotto ad ogni compromesso e pronto ad ogni giravolta, si è rifiutato di cancellare l'ostruzionismo nonostante le pressioni di Donald Trump quando era presidente.

Una riforma, non l'eliminazione del filibustering, è stata richiesta da due senatori democratici, Joe Manchin III della Virginia Occidentale e Kyrsten Sinema dell'Arizona, fautori di un processo di graduale allontamento dal sistema in vigore. Proprio la storia complicata e contraddittoria dell'ostruzionismo e delle motivazioni che lo fecero adottare, dimostrano che la cancellazione pura e semplice dell'istituto,  non è in linea con la realtà attuale. Va considerato infatti che se da un lato nella prassi politica degli ultimi la sola minaccia di un'ostruzionismo ha bloccato o fatto emendare il contenuto di un disegno di legge controverso, anticipando i compromessi fra i due partiti, è anche vero che il problema è che, come disse acutamente A. de Toqueville, il rischio della tirannia della maggioranza è il più grave che una democrazia possa correre. Molto più grave della dittatura della minoranza.

I responsabili del Partito Democratico stanno valutando se sostenere questa eventuale riforma, oppure se creare le condizioni per mettere in difficoltà tattica gli avversari repubblicani. Per realizzare tali condizioni, i democratici potrebbero mandare avanti uno dei progetti di legge più controversi e divisivi, quello sul controllo di identità e dei precedenti penali per gli acquirenti di armi, che essendo sostenuto da una maggioranza schiacciante di americani, eccetto gli iscritti alla National Rifle Association, metterebbe il Partito Repubblicano in una posizione difficile di fronte all'elettorato. In vista delle elezioni di medio termine, infatti, tutto ciò che va contro la maggioranza degli americani, rischia di mettere a repentaglio la rielezione di deputati e senatori.

Il 17 Marzo 2021, il Presidente Biden ha dichiarato "Non penso che si debba eliminare l'ostruzionismo, ma affrontarlo come si è sempre fatto da quando sono arrivato io in Senato: bisogna sapersi alzare al momento opportuno, controllare la propria maggioranza, e se serve, continuare a parlare". Poi però Biden è sembrato aggiustare il tiro, aggiungendo in una intervista alla ABC, di essere favorevole ad una riforma che renda il filibustering sfruttabile solo per casi estremi, togliendo alla procedura il carattere paralizzante che ha assunto, nell'interesse del funzionamento della democrazia. Il senatore McConnell ha promesso di "fare terra bruciata" se davvero i democratici tenteranno di ricorrere alla "opzione nucleare", ovvero approvare la riforma usando la maggioranza semplice. L'impressione è si tratti anche in questo caso di una discussione basata sul "do ut des", e che un compromesso verrà trovato.

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